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Trasferimento all’estero: conseguenze psicologiche, nuove sfide e risorse da utilizzare

Ogni grande cambiamento inizia con una scelta, un bagaglio di aspettative ed un cuore pieno di emozioni diverse. Quando il futuro si fa presente e il nostro nuovo inizio diventa reale, la sfida è lì che si srotola davanti a noi. Trasferirsi in un altro paese è un evento di per sé stressante che comporta una serie di riorganizzazioni e assestamenti. Quale può essere quindi l’impatto psicologico di un trasferimento all’estero? Due sono i fenomeni studiati che possono presentarsi, il “lutto migratorio” e “lo shock culturale”, vediamoli singolarmente.

  • Lutto migratorio: il processo di separazione dal paese d’origine

Quando il trasferimento è definitivo, si deve fare i conti con una separazione oggettiva: da luoghi, relazioni, abitudini, clima, sapori e molto altro. Per questo motivo non è strano sentire tristezza, senso di perdita, nostalgia, solitudine e rabbia. Si parla di lutto proprio perché queste emozioni ne scandiscono le diverse fasi. Da una negazione massiccia (“non è poi cambiato gran che”), si può passare al dolore, al risentimento e infine all’accettazione. Un’altra emozione frequente è paura di essere dimenticato e di dimenticare. Come si affronta tale passaggio, dipenderà da quanto le separazioni sono un tema sensibile per noi, dalle risorse personali messe in campo e dal sostegno che possiamo ottenere.

  • Shock culturale: la reazione alla diversità

Più il paese ospitante è lontano da ciò che ci è familiare, più è difficile integrare nei nostri modelli mentali nuovi modi relazione, nuove prospettive, nuove usanze. Lo smarrimento, lo stress emotivo, la perdita di punti di riferimento e l’opposizione possono essere delle risposte iniziali a questa difficoltà. Non è insolito infatti idealizzare il paese di provenienza e pensare per stereotipi rispetto alla nuova cultura. La comprensione, la familiarizzazione e l’adattamento sono processi graduali che richiedono tempo.

Cambiare paese comporta affrontare numerose sfide e ciò che fa la differenza in positivo è l’intravedere possibilità di crescita personale in ogni passo che compiamo. Di quali sfide e di quali opportunità stiamo parlando?

  • Imparare la lingua: la lingua è il primo strumento che dobbiamo imparare ad usare per muoverci in un nuovo paese. Ci consente di entrare in relazione, comunicare e lavorare. Ci regala la possibilità di integrarci e di esprimere la nostra identità.
  • Costruire un nuovo senso di sé: nuovi input, nuove abitudini mentali, nuove relazioni ci danno la spinta per imparare a conoscerci davvero, modificarci e scoprirci nuovi.
  • Creare un’identità culturale diversa: vivere in un nuovo paese non significa abbandonare la propria cultura, come non significa omologarsi a quella locale, ma combinare creativamente le due, per sentirsi appartenenti al vecchio, ma anche inseriti nel nuovo. Sviluppare un senso di integrazione è un processo che richiede impegno e tempo.

Il modo in cui affrontiamo il trasferimento all’estero dipende in gran parte dalle risorse che riusciamo a riconoscere in noi e da come le utilizziamo. Se questo cambiamento lo stai vivendo in prima persona, ti invito a fermarti un attimo a pensare: quali sono i tuoi punti di forza? Quali hai usato con successo in passato? Fai una lista, ti aiuterà a mettere a fuoco cosa potenziare e cosa sfruttare di ciò che hai già a disposizione ma di cui forse non te ne rendi conto!

Essendo anche io una espatriata, a conclusione dell’articolo mi sento di inserire alcuni spunti utili per affrontare in modo positivo la tua nuova vita:

  • Mantieni alcuni piaceri quotidiani e alcune abitudini inalterate.
  • Porta nel tuo nuovo domicilio oggetti familiari che “sanno di casa”.
  • Considera un animale da compagnia.
  • Combatti l’isolamento cercando eventi aggregativi come aperitivi per espatriati o luoghi d’incontro come ad esempio la parrocchia.
  • Esprimi ciò che senti rispetto al trasferimento: scegli persone accoglienti e condividi sia difficoltà che speranze. Confrontarti con persone come te, fungerà da supporto; chiedere a chi già vi è passato, da indicatore per sapere come muoverti.
  • Per orientarti a lavoro chiedi file sull’organizzazione, le linee guida e gli obiettivi dell’azienda.
  • Rispetto alla lingua, focalizzati sulle nuove acquisizioni, non su ciò che devi ancora imparare.
  • Celebra i piccoli successi, dì a te stesso <bravo> ogni volta. L’incoraggiamento è la base per poter crescere.

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Bibliografia

F. Merlini, E. Boldrini (2006), Identità e alterità, FrancoAngeli

K. Oberg (1960), Culture shock: adjustment to new cultural environments,Practical Anthropology

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