La curva dell’adattamento a una nuova cultura

Ti sei trasferito in un nuovo paese e a volte ti domandi se ciò che vivi sia “normale”?

Se la risposta è sì, questo articolo può fare al caso tuo: la curva dell’adattamento è un modello utile per descrivere e spiegare le reazioni che possiamo avere di fronte alla sfida del cambiamento culturale.

Secondo questa chiave di lettura l’adattamento passa attraverso 4 fasi:

  1. Luna di miele: nella fase iniziale, siamo affascinati dalla nuova cultura e dalla diversità del posto. Viviamo una sensazione di eccitazione e sperimentiamo un senso di avventura nella scoperta del nuovo.
  2.  Shock culturale: dopo il primo periodo di permanenza, ci troviamo faccia a faccia con la differenza culturale. Facciamo fatica a comprendere cio’ che ci circonda e ci sentiamo disorientati rispetto a situazioni non familiari.Nell’affrontare le sfide quotidiane ci possiamo sentire frustrati, e questa sensazione puo’ crescere fino a farci provare ostilità verso la nazione e le persone che la abitano. Possiamo vivere un senso di incompetenza per la barriera linguistica e di solitudine e per la lontananza dalla nostra terra d’origine.Lo shock culturale fa quindi riferimento alle reazioni psicologiche, fisiche e comportamentali che abbiamo quando siamo “catapultati”  in un nuovo contesto.

    Altre esperienze comuni sono: la tristezza della perdita della vita precedente, la rabbia verso la diversità, la paura di cambiare, il rifiuto di mentalità differenti, la nostalgia di casa, l’isolamento sociale e il malessere fisico.

    Durante questa fase delicata possiamo assumere 4 atteggiamenti diversi rispetto alla nuova cultura:

    • siamo resistenti verso la nuova cultura
    • assimiliamo totalmente la nuova cultura
    • ci sentiamo distanti dalla nuova cultura, ma anche dalla vecchia
    • siamo parte della nuova cultura e manteniamo in parte la nostra (doppia etnicità)
  3. Ripresa: dopo la fase di shock culturale, comprendiamo di piu’ i contenuti della nuova cultura, quindi i saperi, le credenze, le norme, i costumi e gli stili relazionali, e ne interiorizzamo i significati.Capiamo finalmente come funzionano i rapporti all’interno di quel determinato gruppo sociale e dei rapporti tra il gruppo e il mondo esterno.Comprendendo il senso delle situazioni, ci tranquillizziamo.

    Contemporaneamente, migliorando con la lingua, possiamo esprimerci di piu’, interagire, e sentirci piu’ parte del nuovo ambiente.

    La costruzione di relazioni significative nel nuovo paese è un altro passo fondamentale per raggiungere un senso di radicamento e di soddisfazione personale.

  4. Adattamento: A questo punto, abbiamo costruito una nuova “mappa culturale”, costituita da nuovi punti di riferimento, percio’ siamo in grado di muoverci nel nuovo ambiente e abbiamo la sensazione di essere efficaci.Abbiamo arricchito la nostra identità personale, sociale e culturale.Ci sentiamo “comodi” nel nuovo paese nonostante manteniamo una nostra etnicità storica.

Ovviamente non tutti passiamo necessariamente per queste fasi, o in questo ordine.

In generale questo modello puo’ essere utile per capire qualcosa in piu’ su cosa stiamo vivendo e che cio’ che sentiamo e’ naturale.

Concludendo, possiamo dire che l’adattamento è sia un obiettivo che un processo.

E’ la costruzione di un nuovo senso della relazione noi-contesto, è la possibilità di riconoscere quali siano le nostre capacita’ e di cogliere l’opportunità di utilizzarle per il nostro sviluppo individuale.

E tu caro lettore, cosa ne pensi di questa chiave di lettura? Ti sei rispecchiato in alcuni punti o la tua esperienza è stata diversa?  Se vuoi condividerlo, sono sempre in ascolto su info@giuliasalerno.com  🙂

Un sorriso,

Giulia

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giulia salerno

Mi chiamo Giulia, sono psicologa esperta di espatrio e psicoterapeuta. Aiuto gli italiani all’estero e i rimpatriati a superare le difficoltà e vivere la vita che vogliono.

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