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Psicologia del viaggio

Viaggiare significa allargare i confini, esplorare, vivere quella sensazione tutta speciale di libertà.

I posti che scegliamo dove andare raccontano di noi, dei nostri gusti, delle nostre caratteristiche, delle nostre aspirazioni.

Come mai viaggiamo?

Secondo uno psicologo australiano, da un punto di vista primitivo, gli esseri umani sono nomadi per natura. Anche se ci siamo evoluti, il desiderio innato di vagare è ancora profondamente radicato nella nostra psiche. Gli esseri umani sono anche naturalmente curiosi e il viaggio permette di esplorare e conoscere nuove realtà.

Aspetti psicologici legati al viaggiare

Sono molti i concetti psicologici che riguardano il viaggio e oggi qui ne voglio approfondire alcuni:

  • L’esperienza di picco: quando viaggiamo possiamo sperimentare  la peak experience, o esperienza di picco. Può essere descritta come un’ondata di vitalità ed euforia, nella quale tutti i sensi sono più sensibili. La persona si sente pienamente se stessa e gratificata. L’esperienza di picco è una sorta di scintilla interna che porta un grande senso di stupore e di meraviglia e durante la quale la persona si sente davvero  in contatto con la propria vita.
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  • La ricerca di sensazioni: uno dei bisogni fondamentali dell’uomo è il bisogno di essere stimolato: toccare, vedere, sentire, ascoltare, assaporare. La spinta a viaggiare è spiegata quindi anche come la ricerca della soddisfazione di questa “fame di stimoli” e quindi della sensation seeking. Ogni persona è diversa ed ha necessità di una specifica quantità di stimolazioni, da qui quante attività decide di intraprendere e quanto viaggia.
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  • La ri-connessione e ri-validazione della nostra vita: viaggiare ci dà la possibilità di riesaminare la nostra vita da un altro luogo. Cambiare punto di osservazione ci permette di fare delle valutazioni più oggettive: quali sono i valori e le abitudini in cui ci sentiamo comodi e quelli invece che ormai non ci appartengono più. Avendo un altro parametro, possiamo conoscere noi stessi e porre le basi per i cambiamenti che vogliamo.
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  • Nuovi circuiti neurali: viaggiare interrompe la routine e gli schemi abituali di pensiero. Dal punto di vista fisico, introduce una novità per il cervello che attiva nuovi circuiti e nuovi pattern. Ecco perché spesso viaggiando sentiamo quel brivido di libertà e la sensazione di poter effettivamente cambiare qualcosa della nostra vita.
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  • La decompressione dallo stress: viaggiare può voler dire anche mettere spazio tra noi e ciò che ci stressa. Andare in un altro luogo può significare prenderci una pausa da ciò che ci appesantisce per focalizzarci su noi stessi e su ciò che ci porta piacere. In questo senso, un viaggio desiderato serve per decomprimere e ridurre il cortisolo, l’ormone dello stress.
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  • La flessibilità cognitiva e la creatività: le novità legate al viaggio rivitalizzano la mente e aumentano quella che viene chiamata cognitive flexibility, ovvero la capacità di “saltare” da un’idea all’altra e fare collegamenti di pensiero, che sono le componenti fondamentali della creatività. Questo spiegherebbe anche come mai le persone che viaggiano e in particolare che vivono in un altro paese sono spesso più creative e più aperte nel pensiero.

Gli effetti psicologici del viaggio

Dal punto di vista psicologico il viaggio regala tre opportunità:

  • Soddisfare i bisogni di novità, libertà e conoscenza.
  • Accrescere il senso di competenza rispetto a quello che siamo capaci di fare.
  • Aumentare le alternative, quindi nuovi modi di essere e nuovi modi di vedere la realtà.

Quindi..

..viaggiare è un pò rinnovare noi stessi!

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Bibliografia

Brent Crane, 2015

Maslow, 1968

www.psychologytoday.com

www.cwcqld.com

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