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Partenze e ritorni, le sensazioni piu’ comuni per un expat

Dal momento in cui ho iniziato a vivere all’estero la mia vita è diventata una serie di partenze e arrivi, ritorni e ripartenze.

Se anche tu vivi in un altro Paese è probabile che sia lo stesso per te.

PARTENZA

Preparare il trolley, metterci dentro qualche regalino che abbiamo preso per i nostri famigliari, inserire il passaporto nella solita tasca della borsa.

Azioni che abbiamo ripetuto cosi’ tante volte che sono diventate rapide, sicure, automatiche.

La partenza spesso accende in noi una contentezza mista ad agitazione.

Non vediamo l’ora di riabbracciare i nostri affetti, e allo stesso tempo sappiamo che verranno a galla le difficolta’ che abbiamo con quelle relazioni.

Magari la nostra famiglia è un po’ invadente e questo ci fara’ innervosire, oppure all’opposto è un po’ distante e questo ci fara’ soffrire.

Forse i nostri amici ci inonderanno di chiacchiere, oppure resteranno in silenzio quando racconteremo qualcosa di un po’ diverso dalla loro realta’.

Sappiamo quindi che dovremo fare i conti con le sensazioni che le persone a noi vicine ci susciteranno.

(Tu come ti aiuti nel pre-partenza? Sai quali sono i tuoi trigger in Italia?)

ARRIVO

Quando andiamo in Italia, spesso soggiorniamo dai nostri genitori.

Ovviamente non è l’esperienza di tutti, ma quella piu’ frequente che ascolto nel mio lavoro.

È piu’ comodo stare da loro perché non dobbiamo pagare un altro posto e perché la “nostra” stanza è ancora li (anche se magari ora è adibita a studio o sgabuzzino).

E questo naturalmente implica tutta una serie di cose!

Se anche puo’ essere bello stare con la famiglia, con queste modalita’ possono crearsi anche delle difficolta’.

Infatti possiamo sentirci vicini, ma magari in alcuni momenti, troppo.

Un esempio è quando alcune famiglie per evitare di preoccupare i figli che vivono lontano tengono per loro i problemi che succedono, e li raccontano poi tutti insieme quando li vedono.

Questo puo’ farci sentire inondati e trascinati in angosce familiari, in un momento in cui magari ci vorremmo rilassare (ho scritto un post su come a volte tornare in Italia non sia una vacanza qui).

Oppure banalmente il contatto quotidiano con la famiglia puo’ essere troppo perché dobbiamo aggiustare le nostre abitudini e sacrificare la nostra liberta’.

Ci puo’ mancare quindi la nostra privacy e la nostra routine.

Percio’ mettere dei confini è fondamentale per godersi la vicinanza con i nostri familiari, proteggendo la nostra serenita’ e i nostri spazi.

Questo puo’ voler dire creare delle regole, dire dei no, esplicitare cio’ che ci serve.

(tu quanto ti legittimi nel mettere i tuoi confini?)

Quando i confini sono bilanciati, ci sentiamo connessi e liberi dai risentimenti.

Possiamo viverci finalmente quegli aspetti dei nostri genitori che ci piacciono e che ci arricchiscono.

Detto cio’, possono esserci anche situazioni in cui dei confini piu’ massicci sono necessari, perché magari il livello di tossicita’ dell’ambiente familiare è maggiore dei margini di benessere.

Il che in concreto puo’ voler dire limitare i contatti con i genitori al minimo.

Siamo adulti e possiamo scegliere cosa è piu’ utile per noi 🙂

Un altro aspetto che puo’ emergere nel tornare a “casa vecchia”, è una sorta di conflitto rispetto alla nostra identita’: magari siamo invitati a comportarci come sempre, quando in realta’ siamo cambiati radicalmente (ho scritto un post su questo qui).

Possiamo sentirci trattati come quando eravamo piu’ giovani, oppure in generale possiamo sentirci alle prese con il far conciliare la nostra nuova vita con una realta’ diversa.

Il punto è portare la nuova versione di noi stessi in ogni posto dove andiamo.

Non dobbiamo scordarci chi siamo diventati, cosa abbiamo raggiunto e quali sono i nostri sogni futuri.

È importante permetterci di sentire sempre di piu’ una profonda accettazione verso noi stessi.

RITORNO

Come ogni viaggio arriva ad una conclusione, cosi anche il momento di tornare nel nostro Paese a un certo punto arriva.

Cosa scatena quindi in noi expat la fase del ritorno?

Quello che ascolto piu’ spesso, è una combinazione di sollievo e malinconia.

Stiamo per tornare alla nostra vita di sempre, con le nostre amate abitudini.

Allo stesso tempo ci stiamo separando ancora una volta dai nostri affetti e questo puo’ generare diverse reazioni.

C’è chi la vive con serenita’, e chi lo sente uno strappo.

Tutto dipende da quanto la separazione è un tasto per noi sensibile.

Sicuramente il distacco crea sempre una certa dose fisiologica di tristezza: amiamo certe persone, quindi è normale che ci dispiaccia allontanarci.

Tornare nel nostro Paese, anche se è quello in cui abbiamo scelto di vivere, richiede ogni volta dei mini-adattamenti, per questo non sentirti solo se quando ritorni vivi diverse fasi di assestamento anche tu!

Concludendo, abbiamo visto come sia partire che tornare puo’ scatenare sensazioni contrastanti in noi.

E va bene cosi’.

Non dobbiamo cercare un unico modo in cui sentirci.

E non c’è un modo giusto.

Vivere gli opposti in maniera armonica e accoglierli è cio’ che ci permette di di sentirci integrati e evolvere come persone.

E tu caro lettore, come vivi le tue partenze e i tuoi ritorni?


Un abbraccio,
Giulia

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