Superare l’incertezza della pandemia: 4 cose che puoi fare se sei un espatriato

Un nuovo anno è iniziato e probabilmente insieme all’anno scorso non è mai stato cosi’ incerto.

Vivere con tanta incertezza è dura: gli esseri umani hanno bisogno di informazioni su cio’ che succedera’, e la mente vive l’ambiguita’ come una minaccia.

Una ricerca che mi ha colpito molto che ho letto qualche giorno fa, racconta ad esempio di come l’incertezza per il lavoro abbia un impatto emotivo doppio rispetto al perderlo proprio.

Questo ci fa capire quanto stare in questo spazio mentale ed emotivo sia una sfida!

Percio’, vediamo cosa possiamo fare per rendere questa sensazione piu’ tollerabile e ritrovare un po’ di serenita’ 🌾

L’INCERTEZZA PER UN ESPATRIATO

Intanto partiamo da come è vivere l’incertezza per chi si trova all’estero.

Ogni giorno ascolto storie nel mio spazio di terapia che riguardano questo aspetto e tutte hanno dei punti in comune:

  • L’incertezza di non sapere come sara’ il futuro (“Quando finira’?” “Quando questa cosa si potra’ fare di nuovo?”). In questo caso l’emozione di base è l’ansia.
  • L’incertezza rispetto al poter tornare o no in Italia se c’è un problema (“E se qualcuno della mia famiglia si ammala?” “E se non posso raggiungerli?”). Qui invece l’incertezza prende la forma di una paura vera e propria.
  • L’incertezza legata alla difficolta’ di progettare (“Come faccio a programmare qualcosa se cambia di continuo tutto?”). Il fare i conti con le limitazioni e l’imprevedibilita’ delle cose porta in noi non poca frustrazione.

Anche tu la vivi cosi’?

COME RENDERE PIU’ TOLLERABILE L’INCERTEZZA

Ora che è piu’ chiaro cio’ di cui stiamo parlando, passiamo a quello che puoi fare per stare meglio 🌷

1. Non farti la guerra

La prima cosa che porta sollievo alle persone che seguo, è lo smettere di lottare con le proprie emozioni.

Perché quello che succede è che spesso ci diamo addosso per il fatto di essere “ancora” preoccupati o “ancora” di cattivo umore.

Certo che ti senti ancora cosi:

stai ancora vivendo delle perdite e delle rinunce (quindi ci sta che ti senti triste),

c’è ancora un’emergenza globale (quindi ci sta che sei in allerta),

stai ancora vivendo delle limitazioni (quindi ci sta che ti arrabbi dato che i tuoi bisogni sono frustrati).

Quindi datti il permesso di sentirle, scrivilo sul tuo journal, disegnalo. In poche parole incanalale fuori.

Ma soprattutto, trattati in modo gentile.

Non stai facendo i capricci, è che è difficile per te.

Usa il tuo genitore interno per capire e consolare il tuo bambino interno.

Piuttosto che dirti “Non dovrei sentirmi cosi”, chiediti “come mai mi sento cosi?”

Guardati con tenerezza e di’ a te stesso “è dura per me in questo momento, mi dispiace che mi sento in questo modo, e capisco che è normale”.

Ti assicuro che se ti accogli e convalidi i tuoi vissuti, sentirai gia’ una fatica grande in meno.

2. Riconosci il “negativity bias”

Questo punto è in qualche modo legato al precedente.

Il negativity bias (letteralmente l’errore di negativita’) è la tendenza della mente a individuare cio’ che potrebbe andare male e cio’ che c’è di negativo in una situazione.

Esiste perché il cervello è programmato per proteggerci, e questa strategia ci ha permesso nel corso dell’evoluzione di evitare i pericoli.

Percio’ se ti ritrovi spesso a vedere lo scenario peggiore, non sei tu che sei pessimista, è il tuo sistema di protezione che si è attivato perché è stato intercettato un possibile pericolo.

La nostra mente cerca di darci una mano, non vuole peggiorare la situazione! (E in effetti ha fatto un buon lavoro se oggi siamo qui vivi e vegeti hehe).

Se noti che la tua mente inizia a trottare con pensieri negativi, puoi dirti “ciao negativity bias, vedo che sei qui!”.

E se la situazione adesso è tranquilla puoi aggiungere “grazie per l’avvertimento, ma in questo momento è tutto ok”.  E intenzionalmente spostare il focus.

Quindi come dicevamo all’inizio, se noti che qualcosa succede dentro di te, ricordati di provare empatia nei tuoi confronti, di vedere “l’intento buono” dei segnali che ti auto-mandi (le tue emozioni e sensazioni fisiche), e di parlarti amorevolmente.

Ps. lo sai che quando ti parli in modo caldo il tuo sistema nervoso si calma?

3. Àncorati al presente

Quindi, abbiamo parlato del fatto che come ci trattiamo e come ci parliamo puo’ fare una grande differenza rispetto a come ci sentiamo.

A questo punto vediamo come possiamo rendere l’incertezza piu’ tollerabile calmando nello specifico l’ansia e la paura.

Perché il mondo ci richiede di andare avanti ed essere flessibili, ma noi abbiamo anche bisogno di sentirci al sicuro.

Nel mio libro “Trasferirsi all’estero, superare le difficolta’ e vivere la vita che vogliamo” parlo delle tre ancore della sicurezza, cioe’ delle tre cose che ci aiutano a sentirci solidi durante l’incertezza naturale del post-trasferimento.

Questo concetto puo’ benissimo esserci utile anche in questo contesto.

Quando siamo in ansia succede una cosa specifica: viviamo nel futuro.

I pensieri sono un continuo e se.. e se..

Percio’ l’antidoto all’ansia è il qui e ora.

L’àncora che ci aiuta è il presente.

Perché in questo momento siamo al sicuro, questo è una certezza.

Ma non basta pensarlo razionalmente, dobbiamo viverlo a livello corporeo.

Cioe’ il corpo lo deve sentire che è al sicuro, perche è lui che si attiva per primo (ancor prima che sentire l’ansia a livello emotivo è il corpo ad agitarsi).

Lo strumento migliore che c’è per ancorarsi al presente è la mindfulness e se vuoi provarla ho creato un percorso online gratuito di 5 giorni per email con 3 audio utilissimi con cui lo puoi sperimentare, si chiama kit per paura e ansia.

4. Un ultimo consiglio prezioso

Voglio raccontarti una piccola storia personale.

Nel riflettere sul tema dell’incertezza e nello scrivere questo post, mi sono chiesta in che altri momenti della mia vita non sapevo cosa mi avrebbe riservato il futuro ed ero davanti a una grande incognita.

Mi è venuto in mente il mio primo giorno a Brighton.

Passeggiavo lungo il pontile mentre mio marito (che all’epoca era il mio ragazzo) mi faceva le foto mentre guardavo il mare 😊

Posizionata alla fine di questo pontile e con davanti la vastita’ dell’orizzonte, pensavo intensamente a quel nuovo inizio e avevo una sensazione che non sapevo spiegare.

Poi sono tornata a “casa”, o meglio in un hotel che ci ha ospitato i primi giorni, e mi sono fatta un te’.

Scrollavo il cellulare, e a un certo punto ho visto una foto.

Che mi ha fatto fermare.

Rappresentava perfettamente quella sensazione che non avevo saputo spiegarmi.

Se la vuoi vedere questa è la foto.

Ho sentito che quell’immagine sulla carta, di cui a primo acchitto non si capiva la forma (la mia vita all’estero), con un po’ di prospettiva e di tempo sarebbe stata chiara.

Quello che avevo provato sul pontile e nel vedere questa foto era questo: fiducia.

È lei che mi ha aiutato davanti all’ignoto.

Ho voluto concludere il post con questo mio racconto per invitarti a ritrovare dentro di te la fiducia.

La fiducia che le cose prenderanno una nuova forma,

e la fiducia che tu ce la puoi fare ad affrontare tutto.

Un abbraccio,

Giulia


Se vuoi iniziare il percorso gratuito kit per paura e ansia di cui ti parlavo sopra con cui tornare centrato, rilassato e sicuro trovi il link qui! 💆

Se pensi che questo post possa aiutare qualcuno che conosci, condividilo!

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giulia salerno

Mi chiamo Giulia, sono psicologa esperta di espatrio e psicoterapeuta. Aiuto gli italiani all’estero e i rimpatriati a superare le difficoltà e vivere la vita che vogliono.

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