Burnout: perché l’espatriato dovrebbe conoscerlo

Di burnout se ne parla (giustamente) da tempo, e in questo post ho deciso di declinarlo in ottica expat, perche’ secondo me ci sono delle specificita’ interessanti che possono essere molto utili, sia per prevenirlo che per prendercene cura se lo viviamo.

Intanto iniziamo col definirlo: il burnout puo’ essere considerato un problema di stress legato al lavoro, ma soprattutto di esaurimento emotivo, di perdita di interesse e di calo delle prestazioni.

Per capire meglio di cosa si tratta, possiamo considerare due livelli:

  • Un livello interno
  • Un livello sociale

Infatti come scopriremo, entrambi hanno un ruolo in questa difficolta’.

Partiamo col primo.

A livello interno, se siamo in burnout probabilmente sentiamo di avere poche energie, di non riuscire a rilassarci ed essere sempre nervosi.

Ci sentiamo distaccati dal lavoro che facciamo e qualsi lo rifiutiamo (in questo modo ci proteggiamo da qualcosa che ormai e’ overwelming per noi).

Infine, il fatto di non riuscire ad essere piu’ molto produttivi innesca una grande auto-critica e una grande sfiducia.

Stiamo male, siamo al limite, ma allo stesso tempo e’ come se non riuscissimo a farci nulla.

Passiamo ora al secondo livello, quello sociale.

Secondo alcune ricerche, il burnout non e’ un problema della persona in se’, ma un problema del contesto: questo malessere viene vissuto come una crisi personale quando in realta’ e’ il sistema dove si lavora a non funzionare.

Degli esempi di problematiche del contesto lavorativo che causano stress sono:

l’ambiguita’ di ruolo, il sovraccarico dei compiti, la mancanza di equita’ tra i colleghi, la mancanza di riconoscimenti.

Quindi se consideriamo il secondo livello, siamo in burnout perche’ viviamo l’incertezza rispetto al nostro ruolo che non e’ chiaro, siamo stressati perche’ le richieste che ci vengono fatte sono eccessive, siamo arrabbiati perche’ sentiamo delle ingiustizie, e scoraggiati perche’ nessuno ci rinforza il lavoro ben fatto.

Poi, c’e’ un altro punto importante che peggiora il benessere dei lavoratori e contribuisce al burnout..

rullo di tamburi:

la mancanza di senso appartenenza.

In pratica siamo esauriti perche’ non ci sentiamo appartenenti e non ci sentiamo supportati.

In quest’ottica quindi, il burnout e’ un problema di adattamento tra la persona e l’ambiente lavorativo.

Interessante per un expat no? Anche perche’ ci aiuta a capire dove mettere il focus per stare meglio.

Ora, che idea mi sono fatta io a partire da queste ricerche e dal lavoro che conduco da tempo in terapia?

Quello che penso e’ che il burnout sia il risultato della somma del livello interno e di quello sociale, e in particolare delle difficolta’ profonde personali (non solo di stress) unite alle problematiche dell’organizzazione.

Mi spiego meglio, quello che noto, e’ che chi vive il burnout spesso porta a lavoro delle ferite precedenti che poi si esprimono in vari modi: nella trascuratezza di se’, nell’isolamento, nel non sentirsi abbastanza, nella dedizione esclusiva agli altri, nell’incapacita’ a dire di no e nel richiedere da se’ standard molto alti.

A questi punti sensibili spesso si incastra un ambiente lavorativo poco supportivo, richiedente e poco organizzato, che ovviamente li accentua moltissimo.

Inoltre, gli espatriati nello specifico, gia’ vivono un notevole stress legato al cambiamento e all’adattamento culturale, e gia’ hanno un ridotto sostegno sociale e di senso di appartenenza!

Tre cose che sommate ci fanno semplicemente “esplodere” perche’ e’ troppo!

Vediamo quindi cosa possiamo iniziare a fare se lo stiamo vivendo o se abbiamo paura di star andando verso quella strada 🙂

  1. Riconosci i tuoi punti sensibili e i tuoi schemi ricorrenti: che storie ti racconti di te stesso in questa situazione? (es. non ce la faro’ mai, non poso fallire, sono condannato a una vita infelice ecc).
  2. Riconosci quali sono gli aspetti problematici specifici del tuo contesto lavorativo (ambiguita’ di ruolo, sovraccarico, la mancanza di equita’ riconoscimenti o inclusione).
    Nb. Se sei un libero professionista tu sei la tua azienda, percio’ puoi riflettere sulle regole che ti dai, su quanto equilibrio ti concedi e quanto premi i tuoi successi.
  3. Considera di lavorare in terapia sul tuo senso di valore, sui confini, sulla cura di te e sul senso di appartenenza.
  4. Se non cambia molto e se ti accorgi che i valori dell’azienda non corrispondono ai tuoi, considera di chiudere con quel lavoro e cercane uno in cui lo siano.
  5. Nutri della comprensione per te, quello che vivi ha una certa complessita’, non e’ semplicemente che non riesci!

Spero che questo post ti sia stato utile e se pensi che possa aiutare qualcuno che conosci, condividilo 🙂

Un sorriso,

Giulia

 

 

 

 

 

 

Condividi l'articolo

giulia salerno

Mi chiamo Giulia, sono psicologa esperta di espatrio e psicoterapeuta. Aiuto gli italiani all’estero e i rimpatriati a superare le difficoltà e vivere la vita che vogliono.

Mi trovi nel mio spazio di terapia online e sui social

Sbocciare all'estero

Iscriviti alla newsletter sbocciare all’estero per ricevere riflessioni, incoraggiamenti e ispirazioni.

My Agile Privacy
Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione. Cliccando su accetta si autorizzano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su rifiuta o la X si rifiutano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su personalizza è possibile selezionare quali cookie di profilazione attivare.
Torna in alto

Contattami

Se vuoi contattarmi scrivimi qui, io intanto inizio a versare una tazza di te’ anche per te

Seguimi sui Social

Mi trovi nel mio spazio di terapia online e sui social :