Essere assertivi in un contesto culturale diverso

Se stai leggendo questo post probabilmente vivi in un’altro Paese, ti interessa l’assertivita’ e ti chiedi come potresti utilizzarla, perche’ un po’ di miscommunication e problemi con le persone che hai intorno ti capitano.

Qui si pone una questione centrale non da poco: siamo sicuri che nel Paese dove viviamo essere assertivi voglia dire la stessa cosa?

Il modo di comunicare e’ diverso, e non e’ detto che ci sia lo stesso modo di essere diretti.

E’ da un po’ che rifletto su questo, e mi chiedo: si puo’ essere assertivi senza essere diretti? Puo’ l’assertivita’ essere una skill transculturale?

Facciamo un passo indietro e partiamo dalle definizioni piu’ comuni di assertivita’.

Essere assertivi vuol dire comunicare chiaramente i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri bisogni, prendendoci la responsabilita’ di cio’ che sentiamo.

Piuttosto che essere aggressivi o passivi, e’ la capacita’ di esprimerci apertamente e onestamente, rispettando l’altro. E’ avere fiducia in noi, essere veri a noi stessi e parlare quando sentiamo che e’ importante per noi. E’ prestare attenzione a cosa diciamo, ma anche come lo diciamo.

Se siamo assertivi abbiamo relazioni migliori, ci sentiamo bene con noi stessi e abbiamo la percezione di avere potere sulla nostra vita.

Una bella cosa, non trovi?

Queste pero’ sono le concettualizzazioni, le aspettative e le definizioni di una cultura specifica, quella occidentale.

Cio’ che e’ considerato desiderabile e appropriato pero’, cambia da cultura a cultura!

In Italia ad esempio e’ considerato positivamente il confronto, ma non e’ cosi’ ovunque, alcune culture danno importanza all’evitamento del conflitto.

Ci sono infatti culture individualistiche che danno importanza all’individualita’ e all’assertivita’, e culture collettivistiche, che danno importanza alla tolleranza e all’armonia, dove l’espressione di un bisogno personale non legato al benessere collettivo viene percepito come arrogante.

Anche la componente “rispettando l’altro” e’ relativa.

Per la cultura asiatica ad esempio (ma anche del sud America) lo stile confrontativo e diretto e’ irrispettoso, insicuro, e indica mancanza di comprensione.

Infatti si cerca di comunicare a strati, cercando intenzionalmente sfumature al messaggio, perche’ e’ considerato il modo piu’ gentitle per trattare l’altro.

Un altro esempio puo’ essere l’India, dove quando c’e’ una gerarchia e’ irrispettoso il contatto oculare indistinto con tutti, quando si parla.

Ma quindi in queste culture i disaccordi non avvengono? Si avvengono, ma in maniera molto sottile, che per qualcuno di poco abituato sono difficili da intercettare!

Immagina una differenza di temperatura: se io sono abituato a differenze di temperatura grandi tra estate e inverno, saro’ meno abile a sentire una differenza minima quando la temperatura cambia di pochi gradi.

La mia opinione quindi e’ questa: si, si puo’ essere assertivi senza essere super diretti, basta imparare “il termometro” della cultura che abbiamo davanti.

Cambia lo stile comunicativo, ma non il messaggio.

Dobbiamo adattare la modalita’ di comunicazione, non l’essenza o i nostri valori.

Voglio concludere il post con alcuni spunti pratici che possono esserti utili se vuoi essere piu’ assertivo nel tuo nuovo Paese:

  1. Evita conclusioni affrettate. Considera che il significato della comunicazione non verbale varia tra le culture: la prossimita’ fisica quando si parla, le espressioni facciali per esprimere emozioni intense, il tono di voce, i comportamenti di ascolto (guardare negli occhi, annuire, dire mhhm). Nel tuo Paese ospitante, come funzionano queste cose?
  2. Fai caso a quanto dici “io” e a quanto viene apprezzato nella cultura locale.
  3. Se ti trovi a dover lavorare con persone di culture poco assertive, considera che cio’ che non viene detto puo’ essere piu’ importante di cio’ che viene detto, e, che puoi capirlo dal contesto (puoi approfondire leggendo di high vs low context cultures).
  4. Quando ti senti non capito, insicuro o arrabbiato per delle difficolta’ di comunicazione, fermati un attimo, e chiediti se cio’ che stai prendendo sul personale possa essere legato alla cultura.
  5. Fai caso ai giudizi che hai verso le persone poco assertive (pensi che sono timide, poco coinvolte, false, trattenute ecc) o verso le persone molto assertive (sono rudi, senza tatto ecc) e chiediti quali possono essere i valori positivi sottostanti che queste persone stanno portando avanti.

Spero questo post ti sia piaciuto, se ti va di continuare la conversazione scrivimi per mail saro’ felice di leggerti, sono molto curiosa di cio’ che pensi 🙂

Se questo post puo’ interessare a qualcuno che conosci inviaglielo 🙂

Un sorriso,

Giulia

 

 

 

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giulia salerno

Mi chiamo Giulia, sono psicologa esperta di espatrio e psicoterapeuta. Aiuto gli italiani all’estero e i rimpatriati a superare le difficoltà e vivere la vita che vogliono.

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