Era un sabato pomeriggio a Worthing, e decisi di fare un giro al centro.
Mi incamminai, e una volta arrivata, il centro era vuoto… cioe’ non c’era proprio nessuno e i negozi erano chiusi.
Erano le 16.45.
Ricordo ancora la sensazione che provai, ero sconsolata.
E il vuoto fuori aveva fatto eco con il vuoto dentro.
Lo spazio era vuoto, il tempo era vuoto, le emozioni erano vuote.
A volte capita, questa sensazione affiora e non puoi farci niente.
Solo tanto tempo dopo mi sono “seduta” con quell’emozione e ci ho riflettuto. All’epoca ci stavo solo dentro.
Sono tanti i momenti in cui possiamo sentire il vuoto all’estero..
magari mentre siamo sul bus mentre andiamo al lavoro, mentre guardiamo fuori dalla finestra della cucina di casa, mentre stiamo sul divano la sera, mentre ci scambiamo due parole con qualcuno.
Oggi ho capito che il vuoto interiore e’ come una matrioska: non sentiamo niente perche’ in realta’, ci stanno troppe emozioni una dentro l’altra (tristezza, dolore, rabbia). Quindi escono fuori, e restano solo gli involucri.
Nella mia esperienza da expat e da terapeuta, ho visto che quando c’e’ il vuoto, solitamente mancano una di queste due cose: un affetto o un senso.
Puo’ mancare la vicinanza con qualcuno, il sentirsi amati, il sentirsi visti, il sentirsi accettati.
Oppure puo’ mancare un senso alle giornate, un senso nel lavoro, un senso nella scelta di vivere fuori.
Il vuoto quindi e’ il segnale che dobbiamo avvicinarci, o che dobbiamo trovare un significato.
A te cosa manca? La connessione con gli altri o un significato alle tue giornate?
Forse ci sono tante emozioni che aspettano di ritrovare ordine e tranquillita’ dentro di te, ed e’ protettivo non sentirle tutte insieme.
Io ad esempio mi ero messa a scrivere, in quel modo le mie emozioni potevano uscire in modo graduale e accettabile per me.
Poi, solo in un secondo momento ho lavorato sui blocchi e su come avvicinarmi agli altri.
Ognuno ha il suo di modo per vivere e capire il suo vuoto, se ti serve una mano sono qui 💛
Un sorriso,
Giulia




